Beirut – The Peacock
Magari pensavi di non poterlo fare, non ancora, non adesso. Magari pensavi che tutto il buio dentro t’avrebbe divorato piano fino ad annullar i luminosi contorni dei sorrisi, sempre gli stessi. Sempre i tuoi.
Magari hai pensato che a forza di buttar giù lacrime ci saresti annegato quando dovevano esser buone solo a lavar bene il pavimento ché tanto valevano evidentemente o magari hai pensato che no, dall’umiliazione che viene dal sentirsi usati da chi ami, non ti saresti ripreso, non così in fretta ché c’era da attraversar ogni singola fase del dolore.
Passano i secoli, cambiano i nomi degli dei sempre che tu non sia un senzadio ma l’espiazione è sempre la stessa, ride di te che t’accartocci e struggi in pensieri che non porteranno da nessuna parte; serviranno solo a rallentar processi inevitabili alla sopravvivenza.
Puoi amare, odiare o serbare rancore se ti viene bene, magari perdonare sempre che ti riesca ché il perdono è cosa d’alte sfere e magari tracotante tu proprio no, non lo sei stato mai. Tu al massimo metti via, fingi non sia accaduto, risparmi l’odio, il rancore, salti il perdono e ti resta dentro l’amore.
Divinità così, se le hai, tocca affrontarle una per una.
Magari ieri pensavi che la battaglia del metter via t’avrebbe sfiancato, ché le energie scarseggiano, non sempre stai sul pezzo e magari hai varcato la soglia di un posto noto pensando almeno provaci e invece poi è successo così, all’improvviso, nell’ attraversar un capannone ancora semivuoto.
Hai guardato l’ora, scoperto la mezzanotte, guardato la gente che era con te e hai visto in quegli occhi come una luce d’emozione e dentro qualcosa t’ha come scosso. Hai riconosciuto intorno gente del passato, quel tipo di gente in grado di renderti tutti i ricordi di quel che sei per il solo fatto d’aver fatto parte della tua vita, anche solo di sfuggita, ma questo forse perché vivi in una città piccola come Bologna, di quelle in cui in molti si conoscono e magari hai ricordato di aver incrociato giorni fa uno di quei visi del passato e mentre realizzavi che era una vita che non lo vedevi realizzavi anche un pupo di due anni al suo fianco. Ecco dove eri finito, sei diventato padre, sarai un buon padre, son sicura, te lo si leggeva negli occhi già anni fa per questo le donne scappavano a gambe levate ché avevano vent’anni, cosa vuoi che facciano?? Ti dicevo e tu ridevi di risata magnifica, avevamo vent’anni ed eravamo davvero più belli.
C’era qualcosa di magnifico ieri nell’aria intorno, come le chiavi di lettura delle cose quando l’afferri, come quando all’improvviso vedi uno spiraglio e senti che la strada è lì, davanti a te, devi solo aver coraggio di far quel passo e uscir dalle tenebre. Uno solo costosissimo passo perché compiuto quello non è detto tu riesca a tornar indietro.
C’era qualcosa di misterioso ieri nell’aria intorno ed era la luce che sentivi spinger da dentro come quando ti urlano anche le vene e devi solo dar tempo al tempo di arrivare.
C’era qualcosa di doloroso ieri nell’aria ed era quella parte della vita tua che desiderava d’esser raccontata tutta, ballandoci su, ogni singolo minuto d’amore e di dolore, rivissuto per poterlo salutare; come i canti persi nei millenni, vecchi riti d’espiazione.
Poi si son spente le luci, il fumo s’è fatto denso e un suono come questo ha riempito l’aria
The Soft Voices Die
attraversandoti le vene, come una scossa, una sola, di quelle fatte di tutta la vita che porti dentro, tra le dita, dentro gli occhi.
Hai sentito magari il corpo muoversi piano e l’amore della gente che era con te in uno sguardo d’intesa, un sorriso lieve sul viso e hai chiuso gli occhi piano. Hai lasciato che i suoni andassero dentro te, in ogni corda, sbrigliato i pensieri. Così densi tutt’intorno da poterli quasi sfiorare. Hai visto la vita raccontarsi piano e cose nei ricordi che magari non volevi, non afferrate quando potevi. Possibile non sia davvero riuscita a veder che usava me per aggiustar vita sua? Sarà stato il sorriso profondo e non hai visto il pugnale, l’amore puro e non hai colto l’inganno, non hai visto che usava gioia condivisa per sistemar passati remoti. Quanta energia pensava avessi? Quanto avanti potevi andare? E un colpo lieve in fondo al cuore, un tuffo profondo, di quelli che piegano nel far male e magari hai continuato a ballare, cercato la quiete dentro te e sei andato avanti così, avanti per ore e ogni singolo movimento portava via dolore, alternava il tempo dentro te e l’amore, poi un attimo fatto di magia e al tuo fianco hai come percepito presenza chiara di chi lasci andare, un ricordo ancora e ci hai come ballato insieme, in silenzio, una volta ancora. Magari hai sorriso e aspettato finisse, hai abbandonato i pensieri e la vita è tornata così, chi ti era al fianco è tornato con te , urlava sulla vita sua e l’hai trovato divertente ché siam buoni a ridere se la vita è tragicomica, almeno quello, impari a farlo nel tempo e spesso finisce che ti riesce anche bene. Così bevi alla vita e balli il dolore fino a tramutarlo in gioia, speri accada e nel mentre rendi giustizia a tutta la strada fatta assieme, fatta d’amore e parole su parole. Bentornata amica mia, ordina pure da bere, l’inverno sarà lungo da attraversare ma sorridi ancora un po’ perché stasera m’è toccato desiderar la fine per sentire di non poterla ancora avere